Quasi una prova…

Maggio 14, 2007

prova.pngQuasi una prova… un messaggio per verificare il corretto funzionamento di questo stumento virtuale… ma quasi come una prova anche l’incontro di oggi.
Sì, una prova di “musici” che stanno scoprendo che è possibile partecipare all’evento sonoro, e che con uno sforzo minimo l’effetto “banda” è garantito! Ogni volta mi stupisco di quanto una semplice traccia creativa che sfrutta elementi semplici della musica (primo tra tutti il ritmo) riesca a far “cambiare” (magari solo per poco) in modo evidente (tutti lo vedono) un gruppo di persone che per mille motivi non “possono” normalmente usufruire di questa grande meraviglia che è il “fare musica”.
Come chiamiamo questo “cambiare”? A cosa serve questo “cambiare”? A chi serve questo “cambiare”?
Invito chiunque abbia voglia di dare una risposta ad usare questo spazio ma soprattutto a venire prima in “banda” con noi.
Diciamo così: bando alle risposte senza banda!


Ci vuole il suo tempo

Maggio 14, 2007

meridiana.jpgGran lavoro oggi, tutto incentrato sui concetti di lento/veloce e piano/forte, con tutte le combinazioni possibili.
Paolo ci invita a seguirlo nelle sue variazioni su un tamburo: colpi lentissimi, distanziati, poi mano a mano ravvicinati, fino alla percussione frenetica, e poi di nuovo scanditi, scivolati, quasi silenziosi; e poi forti ma sempre lenti, e deboli ma più veloci e infine forti e veloci.
I familiari seguono tutti, qualche paziente ha reazioni.
Ripetendo, capiamo che al di sotto di quel che ascoltiamo c’è un tempo diverso da quello che percepiamo, che anche durante i silenzi tra i suoni distanti c’è una scansione interna all’esecuzione e la governa. Questo permette un risultato armonico e non scomposto.
Fuori dallo stretto contesto musicale aiuta a capire come ci sono dei tempi da rispettare anche dentro di noi, indifferentemente da ciò che la vita ci propone, e ignorarli crea rotture, disarmonie, ci rende incapaci di esprimere al meglio le nostre potenzialità perché non siamo più in sintonia con noi stessi.
Lo capiamo ancora meglio quando veniamo invitati, a turno, a dirigere e dare i tempi a tutti gli altri, che poi corrisponde a saper individuare il “nostro” tempo interno e condividerlo con chi ci sta intorno.
Oggi si sono aggiunti a noi due ragazzi. Uno ha 14 anni, è ricoverato in ospedale e sta cercando di riconquistare movimenti e capacità di comunicazione e gli strumenti musicali possono aiutarlo. Ad affiancarlo per oggi è stato invitato Leonardo, che ha 13 anni ed è un volontario un po’ precoce; forse tra coetanei la comunicazione è più facile, hanno in comune la passione per il calcio e la voglia di suonare. Vedremo.
Come non bastasse, Paolo ha completato “Ma dime ti” e l’abbiamo provata per intero. Questo il testo e quanto prima pubblicheremo anche il breve spartito.

Ma dime ti
se alla me età
con quel che go’
go’ da sonar

Rit.:
Furia de dai
calcosa vien
n’avaria mai dito
che sonè ben.

Ghe n’eto altre
da farme far,
co’ sto strumento
’sa go da far?

Rit…

Te ghe un bel dir
de no sbaiar,
mi adeso provo
ma no criar

Rit…

Guardame a mi
no a to cusin
che mi son qua
e lu l’è là

Rit…