Oggi si lavora ancora sul tempo.
Lorenza ci fa capire, con l’aiuto dei suoni, che dobbiamo imparare a riconoscere i nostri tempi interiori e rispettarli.
E allora alternanza di colpi sugli strumenti e poi silenzi della stessa durata; tirar fuori e guardarsi dentro; stare con gli altri e con sé stessi; condividere e tenere.
Capire – insomma – che quando ci si imbatte in un tempo di pausa bisogna accoglierlo, riempirlo di niente o dei propri pensieri, senza lasciarsi prendere , come avviene quasi sempre, dall’angosciante urgenza che ci fa dire: “e adesso cosa faccio?”.
Stare fermi non è una colpa, non si può partire se prima non si è in sosta.
E un po’ alla volta, prova e riprova, alla fine tutti riusciamo a rispettare i tempi e le alternanze, tutti insieme quando si suona o si canta (magari a bocca chiusa) e ognuno con sé quando ci si sospende. Assieme agli altri, ma ben presenti a se stessi.
Sono sicuro che questi esercizi/divertimento lasceranno un segno, e si vedrà più avanti.
Un po’ di tensione (inevitabile quando si cerca di far bene le cose) s’è creata e l’invito a cantare tutti insieme “Nel blu…” viene accolto con tale entusiasmo che ognuno ci mette vigore liberatorio, e “mi dipingevo la faccia di blu” esce dalla stanza e se ne va in corsia, nell’atrio, e forse lo sentono fino al bar.
E il nostro ragazzino, contento, fa la ola con le braccia in alto e pensa alla finale del Milan di mercoledì prossimo.
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