Petra oggi ha portato il suo violoncello.
Solo un attimo, ma nel vedere quella grossa custodia (adesso in tessuto e non più in cuoio o fibra come una volta) mi si sono presentate immediate alla mente le pagine in cui Milton Mezzrow (Ecco i blues), clarinettista attivo negli anni di Chicago, racconta di come queste enormi custodie venissero usate per trasportare bottiglie di whisky negli anni del proibizionismo.
Solo un attimo, poi appena Petra ha accordato lo strumento e fatto scorrere l’archetto sulle corde, è subentrata un’atmosfera di profonda tranquillità, facilitata da Le Cygne di Sant Saens eseguito ad esclusivo beneficio dei pochissimi presenti prima di iniziare la sessione (ma poi ripetuto alla fine per tutti).
Poi la sala si è affollata, dando luogo a due turni foltissimi di pazienti e familiari, ai quali si sono aggiunti due seminaristi, scatenati alle percussioni – Davide e Stefano – e Flavia, che qui sta svolgendo il servizio civile.
Il violoncello anziché intimorire, col suo suono austero e profondo, ha offerto una inaspettata opportunità ai presenti di confrontarsi con un nuove sonorità, ben testimoniata dall’allegra esecuzione di On the go!, un brano scandito e pieno di energia.
E’ perfettamente percepibile la soddisfazione dei presenti nel rivelarsi capaci di integrarsi – seppure con prestazioni minime – con musicisti di provata esperienza, ottenendo risultati apprezzabili; tanto che, per scherzo ma mica tanto, ogni tanto ritorna la proposta di prodursi pubblicamente.
Ma ancora più percepibile, per chi osserva con sguardo non totalmente coinvolto, è la contentezza che esprimono questi familiari nel fare assieme qualcosa di creativo e divertente, qualcosa di profondamente diverso da quello che insieme fanno tutto il giorno – e tutti i giorni – assistendo le persone qui accolte.
Ecco perché è meglio definire questi incontri occasioni di benessere, più che musicoterapia.
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