
Lunedì 25 febbraio 2008
Piano terra
Ormai è già un anno che i tirocinanti del Conservatorio Dall’Abaco di Verona tengono in piedi questi pomeriggi del lunedì all’Ospedale di Negrar.
L’attività prevalente si svolge con i pazienti in stato vegetativo e i loro familiari e amiamo definirla non musicoterapia ma più correttamente opportunità di benessere: sicuramente è uno spazio atteso, nel quale le persone scoprono delle attitudini ma sopratutto la voglia di stare insieme senza percorrere i frasari consueti del dolore e delle preoccupazioni che hanno in comune.
Partendo dal niente questo è già molto, ma obiettivamente è ancora poco. Specie considerando che molto altro si può fare: organizzare altri momenti simili nella settimana utilizzando dei volontari; organizzare sessioni di lettura; provare con momenti di recitazione.
Sono attività non difficili da mettere in piedi, ma per le quali è complicato reperire persone in numero tale da assicurare un servizio che duri nel tempo.
In fondo è l’obiettivo della “bandalarga” e prima o poi – speriamo prima – lanceremo altre iniziative per quel reparto ma anche per tutto l’ospedale.
Primo piano
Da dicembre 2007 si è riusciti a dedicare del tempo anche ad alcuni pazienti in riabilitazione.
Purtroppo la cadenza settimanale qui si dimostra ancora più insufficiente: sarebbe utile un rapporto più stretto e frequente, anche perché spesso sono dimessi prima che si riesca a stabilire un rapporto produttivo.
Con queste persone è più facile scorgere il profilo di un percorso possibile: L., per esempio, all’inizio della seduta ha lo sguardo assente, un po’ segue la musica battendo col piede, a tratti agita le maracas. Fa fatica a farsi capire, poi si trova un modo per dialogare fino a scambiarsi battute scherzose su Sanremo.
Se ne va contento, salutando con calore. Poi, sappiamo che durante la settimana sua moglie ha continuato a ripetergli le canzoni dell’incontro precedente.
Ci vorrebbe qualcuno che tenesse vivo il filo da un lunedì all’altro con interventi in reparto di animazione musicale, ma anche di altro tipo.
Bisogna pensarci.
Mentre lasciavamo la palestra un fisioterapista ci ha salutato dicendo: “dovreste venire tutti i giorni, è bello lavorare con una simile colonna sonora...”.
Eh, magari.
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