Il giornale e la Famiglia Addams

Luglio 23, 2007

newspaper.pngOggi è il penultimo incontro prima di una breve pausa estiva.
Petra propone variazioni sul gioco dei nomi, ci invita a modulazioni diverse, a differenziarci, a incrociarci e sovrapporci. E la confusione che si temeva non c’è: l’armonia d’insieme è gradevole, segno che abbiamo imparato a misurare la nostra presenza e a rapportarci agli altri.
E anche questo è un risultato.
Raccontandoci di altre esperienze in contesti estremamente poveri, ci ha fatto sperimentare la possibilità di usare come strumenti degli oggetti di uso quotidiano, oltre che il nostro corpo.
L’esecuzione con fogli di giornale della sigla de “La Famiglia Addams”, e poi anche con le sole mani, è stato un godibilissimo momento di musica minima e la dimostrazione di come sia possibile fare musica insieme con mezzi limitati. Certo, un ensemble è ben altra cosa, ma anche nel godimento del gesto musicale vi sono livelli diversi e ognuno può godere di quello alla sua portata.
Anche oggi ci sono nuovi arrivi: si viene a vedere, a capire cosa si fa, si cede alla curiosità.
La sospensione, che interesserà il mese di agosto e parte di settembre, dovrà servire anche a studiare modalità e strumenti per articolare maggiormente gli interventi, magari creando gruppi meno numerosi e più omogenei, e perfino sperimentando interventi individuali anche in altri reparti.
Ora è questo il lavoro che ci attende.

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The Addams Family

They’re creepy and they’re kooky,
Mysterious and spooky,
They’re all together ooky,
The Addams Family.
Their house is a museum
Where people come to see ‘em
They really are a scream
The Addams Family.
(Neat) (Sweet) (Petite)
So get a witches shawl on
A broomstick you can crawl on
We’re gonna pay a call on
The Addams Family.


Lorenza, Petra e Valentina: c’è movimento di donne

Giugno 11, 2007

Oggi due nuovi arrivi.
Lorenza ha finito il suo tirocinio e le mandiamo un saluto con amicizia; più avanti ci rivedremo sicuramente per fare insieme cose nuove.
La nuova allieva è Petra, di origini rumene ma da 22 anni a Verona; suona il violoncello e prima o poi lo porterà anche qui. Paolo ci fa sapere che è figlia d’arte e a suo tempo è stata una bambina prodigio. E’ molto coinvolta da questa esperienza e siamo sicuri che qui si troverà bene.
L’altra new entry è Valentina, 9 anni, che non sopportava l’idea che il fratello Leonardo partecipasse a questi incontri e lei no.
Sono due piccoli volontari sulla cui presenza si è scommesso (un po’ rischiando) mettendo sulla bilancia da una parte un loro possibile disagio e dall’altra i vantaggi derivanti dalla rottura di schemi che la loro presenza poteva provocare. Ora sappiamo che hanno prevalso i vantaggi: non hanno nessun problema (e nemmeno i familiari dei pazienti) e sono contenti di fare musica in questo contesto. La loro presenza, poi, è vissuta con entusiasmo da M., un ragazzo di 14 anni, il cui iter riabilitativo in ospedale è purtroppo caratterizzato dal rapporto esclusivo con adulti.
Distribuiti gli strumenti, Paolo propone una sequenza di percussioni (noi) e note (Petra), che cambia continuamente: una nota, tre colpi; 2-2, 1-1-1-1, e via con una chiusura sempre affidata ai ragazzi: M. le piccole canne, Leo il bastone della pioggia e un colpo finale su un piatto vibrato da Valentina, che però la prima volta prende con troppo impegno il suo incarico e vibra un colpo che fa saltare tutto il reparto. Qualcuno sobbalza, un altro si spaventa quasi, ma finiamo tutti col ridere dell’accaduto.
Non manca una nuova canzone, che va ad alimentare una produzione ormai settimanale.
Intanto il testo, e più in là avremo anche lo spartito.

Nella vita che fatica, che fatica che si fa

(rit)
Nella vita che fatica,
che fatica che si fa,
ma a me mi piace uguale
la la la la la la la

(strofa)
Tutt’insieme
con la voce
la la la la la la la

Tutt’insieme
con le mani

(battere le mani)

Tutt’insieme
con i piedi

(battere i piedi)

………………

e così via inventando: battendosi le gambe, muovendo la testa, fischiando…

E’ molto trascinante e coinvolgente, e quando il ritmo viene un po’ spinto libera energia.
Alla fine, una performance per capire come stare assieme: tutti a suonare su uno xilofono, ognuno una nota e alternarsi senza sovrapporsi. Paolo con la tastiera detta il tempo.
L’avvio è un po’ inceppato, ma poi va tutto bene e S. apre e chiude la mano seguendo il tempo.


Al di qua dei vetri rigati dalla pioggia

Maggio 29, 2007

Giornata buia.
Fuori saette, tuoni e grandine. Vento, acqua di traverso e pozzanghere infinite.
Un po’ troppo, ma proprio ci voleva per attenuare la siccità e abbassare la temperatura tropicale.
Ma non ha fatto bene solo ai campi: anche qui dentro oggi sembra che a buttare un semino (musicale) venga su di tutto e ormai i due gruppi sono entrati in competizione.
Lorenza ci invita a mettere assieme parole e musica e tirar fuori un motivo, senza aspettare che ce li procuri Paolo.
Nei tre quarti d’ora di ogni sessione si comincia a mormorare un motivo a bocca chiusa, Lorenza accenna qualche nota, qualcuno azzarda delle parole e una battuta dietro l’altra, incespicando, tornando indietro e cambiando qualcosa, il “pezzo” si abbozza, poi si delinea, infine prende corpo. Poi lo si canta un po’ sommessi e viene bene e allora ci si fa coraggio e si spinge con la voce.
Certo, sono piccole cose, a Sanremo non ci arriveranno. E però sono ancora una volta l’occasione per ognuno di uscire per un po’ dalle morse della realtà e scoprirsi capaci di inventare, fare assieme, concludere qualcosa che non si sarebbe mai immaginata di poter fare.

Bello è ritrovarci il lunedì

belloritrovarci.png

La luce illumina il mondo

la_luce.png


Ci vuole il suo tempo

Maggio 14, 2007

meridiana.jpgGran lavoro oggi, tutto incentrato sui concetti di lento/veloce e piano/forte, con tutte le combinazioni possibili.
Paolo ci invita a seguirlo nelle sue variazioni su un tamburo: colpi lentissimi, distanziati, poi mano a mano ravvicinati, fino alla percussione frenetica, e poi di nuovo scanditi, scivolati, quasi silenziosi; e poi forti ma sempre lenti, e deboli ma più veloci e infine forti e veloci.
I familiari seguono tutti, qualche paziente ha reazioni.
Ripetendo, capiamo che al di sotto di quel che ascoltiamo c’è un tempo diverso da quello che percepiamo, che anche durante i silenzi tra i suoni distanti c’è una scansione interna all’esecuzione e la governa. Questo permette un risultato armonico e non scomposto.
Fuori dallo stretto contesto musicale aiuta a capire come ci sono dei tempi da rispettare anche dentro di noi, indifferentemente da ciò che la vita ci propone, e ignorarli crea rotture, disarmonie, ci rende incapaci di esprimere al meglio le nostre potenzialità perché non siamo più in sintonia con noi stessi.
Lo capiamo ancora meglio quando veniamo invitati, a turno, a dirigere e dare i tempi a tutti gli altri, che poi corrisponde a saper individuare il “nostro” tempo interno e condividerlo con chi ci sta intorno.
Oggi si sono aggiunti a noi due ragazzi. Uno ha 14 anni, è ricoverato in ospedale e sta cercando di riconquistare movimenti e capacità di comunicazione e gli strumenti musicali possono aiutarlo. Ad affiancarlo per oggi è stato invitato Leonardo, che ha 13 anni ed è un volontario un po’ precoce; forse tra coetanei la comunicazione è più facile, hanno in comune la passione per il calcio e la voglia di suonare. Vedremo.
Come non bastasse, Paolo ha completato “Ma dime ti” e l’abbiamo provata per intero. Questo il testo e quanto prima pubblicheremo anche il breve spartito.

Ma dime ti
se alla me età
con quel che go’
go’ da sonar

Rit.:
Furia de dai
calcosa vien
n’avaria mai dito
che sonè ben.

Ghe n’eto altre
da farme far,
co’ sto strumento
’sa go da far?

Rit…

Te ghe un bel dir
de no sbaiar,
mi adeso provo
ma no criar

Rit…

Guardame a mi
no a to cusin
che mi son qua
e lu l’è là

Rit…


Ma dime ti…

Aprile 23, 2007

maracas.jpgSi parte con un veloce ripasso de “La musica perfetta”, ma è solo per riscaldare ugole e mani perché subito dopo Paolo ci propone una nuova canzone, stavolta in dialetto, dall’andatura vagamente somigliante a “Lo shampoo” di Gaber.
E via a una serie di performances di varia abilità: tutti a cantare, ma prima accompagnano quelli di destra, poi quelli di sinistra, per finire tutti insieme.
E aggiungere effetti, e metterci impegno, e cambiare strumento.
Siamo invitati anche a produrci in prestazioni a bocca chiusa, in bilico tra un “hom” e il coro della Butterfly. L’esito non sarà ricordato da nessuno, temo.
Tornando alla canzone, succede che preso dall’entusiasmo e tradito dalla presunzione derivante da un passato (troppo passato) di aspirante batterista , sbaglio disastrosamente tempo e mi trovo a battere forsennatamente su un bruco di legno quando gli altri hanno già finito. Sono talmente sfasato che nessuno può far finta di non essersene accorto; diciamo che l’ho fatto perché non si raggiungesse troppo presto la perfezione.
Scherzi a parte, è percepibile la soddisfazione di tutti di scoprire che si può cantare e emettere suoni all’unisono, stare bene insieme, in una situazione che è segnata spesso dalla solitudine.
Questa cosa sta cominciando a funzionare.

Ma dime ti…

Ma dime ti
se ‘à la mia età
con quel che gò,
gò da sonar
Ghe n’eto altre
da farme far
co’ ’sto strumento
’sa gò da far?