La ragazza con l’orecchino di perla

Novembre 6, 2008

(Girl with a pearl earring), 2003
Regia: Peter Webber
Cast: Scarlett Johansson, Colin Firth, Tom Wilkinson
Dal romanzo di Tracy Chevalier.

rag_oreccAncora una volta la letteratura ispira il cinema e, nel caso dell’ormai celebre romanzo dell’americana Tracy Chevalier persino prima della pubblicazione.
L’immaginaria storia romantica e soave della pura e silenziosa tenerezza tra il pittore Jan Vermeer e la servetta Griet, ha fatto ormai il giro del mondo realizzando uno straordinario numero di vendite. A due anni dalla sua pubblicazione se ne ripropone la vicenda grazie alle immagini “dipinte” – è proprio il caso di dirlo – da Peter Webber.
Il regista inglese introduce immediatamente nelle atmosfere quotidiane che l’arte olandese del XVII riproduceva con fedeltà ed intensa compenetrazione. Rasserenano subito le prime inquadrature della paziente e lenta preparazione delle verdure di Griet, nel giorno della sua partenza per Delft, per andare a servire nella casa del pittore. È il 1665, l’inverno è alle porte e la vita nella casa dell’artista è dura e faticosa. I soli momenti di requie Griet li trova proprio nello studio quasi sospeso nel tempo, dove deve spolverare senza spostare neppure d’un millimetro gli oggetti. Il pittore olandese scopre in quella giovane silenziosa e seria, la sola persona della casa a comprendere i segreti dell’arte della composizione e del colore, e con lei costruirà un’insolita ma intensa corrispondenza di sensi e di intelletto.
Se non fosse perché per tutta la durata del film si ha la sensazione di trovarsi all’interno dei quadri del Maestro di Delft, il film sarebbe abbastanza noioso. In fondo la storia è quasi impercettibile, e se nel libro le parole riuscivano in qualche modo a sostenerne la mancanza, l’adattamento cinematografico ne mostra con maggior evidenza l’inesistenza. Oltre ad aver scelto un’interprete davvero straordinaria in Scarlett Johansson, che i silenzi della protagonista riesce a trasformare in dialoghi sommessi, Peter Webber gioca a ricostruire le opere degli artisti di quell’epoca definita l’Età dell’Oro dell’Olanda, lasciando che la luce delle candele o quella del giorno che i vetri piombati delle finestre lasciano entrare, si muova liberamente nascondendo o rivelando dolcemente gli interni ammobiliati con semplicità e le figure che vi si avvicendano.
Purtroppo non c’è altro, oltre alla composizione e alla luce sostenuta dalla fotografia di Eduardo Serra, al volto eloquente ed incisivo della Johansson e alla musica composta dal francese Alexandre Desplat, tutti elementi che però non riescono a rendere sufficientemente appassionante la pellicola.

Valeria Chiari
da: http://www.leonardo.it/


Si riprende con un matrimonio indiano

Ottobre 29, 2008

La ripresa delle attività sta registrando qualche ritardo.
L’animazione musicale riprenderà a novembre, ma abbiamo trovato modo di rendere attivo un altro pomeriggio nella settimana – il mercoledì – che è dedicato alla proiezione di film.
Abbiamo iniziato con un film della regista indiana Mira Nair, molto gradito, che ci ha condotti in tradizioni e atmosfere di paesi lontani da noi, per scoprire che in fondo sono molte le cose che ci accomunano.

Matrimonio Indiano (Monsoon Wedding)
Cast: Naseeruddin Shah, Lillete Dubey, Shefali Shetty, Vijay Raaz, Tilotama Shome, Vasundhara Das, Parvin Dabas, Kulbhushan Kharbanda, Kamini Khanna, Rajat Kapoor
Regia: Mira Nair
Sceneggiatura: Sabrina Dhawan

La storia ruota attorno al matrimonio della figlia maggiore e da essa si dipanano vicende parallele e convergenti degli altri membri di questa numerosa e chiassosa famiglia.
Con un taglio da commedia romantica, Mira Nair descrive con mano significativa e una vaga vena poetica i dubbi sentimentali della giovane futura sposa, i disagi del padre (il bravissimo attore indiano Naseruddin Shah, un mito nel suo paese) alle prese con i preparativi per la festa, le ansie della madre, i problemi esistenziali della cugina alle prese con un passato che alla fine del film esploderà dirompente scardinando i solidissimi vincoli famigliari.
In quella che potrebbe sembrare una trama da soap opera di serie B, la regista indiana rivela tutta la sua maestria nell’innestare spunti di riflessione che vanno al di là dei comuni disagi adolescenziali o delle ansie della mezza età. Senza sussulti che compromettano il flusso narrativo, Mira Nair ci descrive un India ricca di contraddizioni. Ad un paese dove si gioca a golf e dove anche le cameriere sanno come si spedisce un e-mail, fa da contraltare un paese dove il black-out energetico è sempre dietro l’angolo e dove la censura è ancora una istituzione con la “I” maiuscola. Tipiche contraddizioni di uno dei paesi del mondo con uno sviluppo acceleratissimo e quindi, per forza di cose, distorto.
Ma “Monsoon Wedding” è soprattutto un film sui sentimenti fra i quali spicca fortissimo e prorompente l’amore della Nair per la sua terra, rappresentato dalle suggestive riprese della città al tramonto commentate solo dalla musica, prive di quell’abbondanza di parole che riempiono le altre scene con i suoi vivaci e coloriti personaggi; l’amore per i suoi connazionali descritto con le rumorose feste e con le sfrenate danze dai ritmi suadenti e coinvolgenti; l’amore per il suo popolo raffigurato nel masti “l’intossicante gusto per la vita” della gente indiana, dipinto in un trionfo di colori, rosso, arancio, giallo, che inebriano lo spettatore rendendo più che piacevole i 120 minuti della visione.

da: http://filmup.leonardo.it/


Esperienze di musicoterapia

Maggio 30, 2008

Paolo Caneva ci segnala un video nel quale viene riportata l’attività di musicoterapia svolta da Lucio Gallo, che è un musicoterapeuta che lavora nella struttura “Vitaresidence” di Guanzate (CO).

Lo proponiamo volentieri ai visitatori del nostro sito, anche perché le modalità sono molto simili a quelle adottate a Negrar dagli allievi del Conservatorio “Dall’Abaco” di Verona, coordinati dal Maestro Caneva, con la differenza che al SUAP dell’Ospedale Sacro Cuore-Don Calabria alle realizzazioni musicali partecipano anche i familiari.


Il pranzo di Babette

Maggio 27, 2008

Oggi riprendiamo dopo aver saltato l’incontro di lunedì scorso.
Laura ha altri impegni e allora dobbiamo fare a meno del suo aiuto per qualche settimana.
Decidiamo di dedicarci alla lettura in gruppo e per farlo ci spostiamo all’aperto, immersi in folti cespugli di rose rosse.
C’è da scegliere tra “Il paese dei ciechi” di Wells e “Il pranzo di Babette” di Blixen. Le preferenze vanno al secondo e ci immergiamo subito a far la conoscenza di Martina e Filippa, del loro severo genitore e dei loro innamoramenti un po’ sfortunati.
L’atmosfera viene subito colta, ci fermiamo a immaginare gli ambienti, il paese di Berlevaag, le ansie e i sospiri delle due fanciulle, già incuriositi da come andrà a finire la vicenda. Tra l’altro, nessuno ha visto il film che ne è stato tratto e decidiamo di vederlo alla fine della lettura, per fare confronti e trarne riflessioni.
Alla fine dell’ora di lettura (che ci ha permesso di arrivare circa a metà della novella) ci siamo divertiti a percorrere un sentiero laterale suggerito da alcuni oggetti presenti nel racconto e che ormai appartengono al passato, per vedere chi li conoscesse o li ricordasse: i campanelli a corda, i busti, le stecche di balena, le carrozze, certi arredi…

Martedì prossimo si continua.


Parole, voci & gesti

Maggio 13, 2008

Parole, voci & gesti“: è questo il nome che abbiamo dato agli incontri di lettura e recitazione presentati oggi agli ospiti e loro familiari del SUAP (Speciale Unità di Accoglienza Permanente) dell’Ospedale S. Cuore – Don Calabria di Negrar (Vr).
Come già avvenuto per gli incontri di musica, lo scopo è innanzitutto quello di offrire ai familiari momenti di socializzazione e benessere; nello stesso tempo ci si propone, con le modalità del gioco, di fornire gli elementi di base della recitazione, fino a cimentarsi con un breve testo.
Gli incontri, a cadenza settimanale, sono programmati come introduzione fino al mese di giugno, per poi proseguire da settembre con un programma più strutturato e finalizzato alla produzione di una breve commedia.
Oggi, come un anticipazione del percorso che ci aspetta, sono state affrontate le varie modalità di articolazione del corso: la recita di brevissime commedie (alcune tragedie in due battute di Achille Campanile), l’improvvisazione, la gestualità, nelle quali si sono cimentati alcuni dei presenti. Tutti hanno affrontato, con impegno degno di miglior causa, il compito di trasmettere agli altri l’idea di un colore con la sola espressione del corpo. Veronica ha dimostrato una particolare abilità nel decifrare le mimiche; si sospetta che si sia accordata in precedenza con gli altri.
Ognuno ci ha messo impegno e ne ha tratto divertimento; chi è stato un po’ in disparte, sicuramente si farà vivo la prossima volta.
Abbiamo imparato a interpretare bene la punteggiatura, ci siamo inceppati sulle vocali aperte e chiuse, ci siamo alternati su una ipotetica panchina nel tentativo di respingere gli assalti di un seccatore, abbiamo trasportato per la sala pacchi inesistenti che vedevamo soltanto noi.
Abbiamo riso e ci siamo divertiti e ci sono tutte le premesse per tanti pomeriggi così.
Tutto questo è reso possibile dalla collaborazione di Laura Lisciandra, esperta attrice amatoriale, che ha accolto con entusiasmo il nostro invito, permettendoci di realizzare un’idea che da un po’ stavamo coltivando.

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Le “Tragedie in due battute” di Achille Campanile recitate oggi Leggi il seguito di questo post »