Al di qua dei vetri rigati dalla pioggia

maggio 29, 2007

Giornata buia.
Fuori saette, tuoni e grandine. Vento, acqua di traverso e pozzanghere infinite.
Un po’ troppo, ma proprio ci voleva per attenuare la siccità e abbassare la temperatura tropicale.
Ma non ha fatto bene solo ai campi: anche qui dentro oggi sembra che a buttare un semino (musicale) venga su di tutto e ormai i due gruppi sono entrati in competizione.
Lorenza ci invita a mettere assieme parole e musica e tirar fuori un motivo, senza aspettare che ce li procuri Paolo.
Nei tre quarti d’ora di ogni sessione si comincia a mormorare un motivo a bocca chiusa, Lorenza accenna qualche nota, qualcuno azzarda delle parole e una battuta dietro l’altra, incespicando, tornando indietro e cambiando qualcosa, il “pezzo” si abbozza, poi si delinea, infine prende corpo. Poi lo si canta un po’ sommessi e viene bene e allora ci si fa coraggio e si spinge con la voce.
Certo, sono piccole cose, a Sanremo non ci arriveranno. E però sono ancora una volta l’occasione per ognuno di uscire per un po’ dalle morse della realtà e scoprirsi capaci di inventare, fare assieme, concludere qualcosa che non si sarebbe mai immaginata di poter fare.

Bello è ritrovarci il lunedì

belloritrovarci.png

La luce illumina il mondo

la_luce.png

Annunci

Il progetto Orphéus e la Giornata del sollievo

maggio 27, 2007

orpheus.pngOggi, domenica 27 maggio, nell’ambito del progetto Orphéus, gli allievi del corso di Musicoterapia del Conservatorio “Dall’Abaco” di Verona portano i loro strumenti nella sala consiliare del Comune di Cologna Veneta e in cinque strutture sanitarie ed assistenziali.

E’ la “Giornata del sollievo”, nel corso della quale gli allievi si esibiranno all’Hospice S. Cristoforo di Cologna Veneta, all’Hospice di Marzana, all’Istituto Anziani di Verona Casa di Riposo “Don Steeb”, all’Istituto Assistenza Anziani di Verona “Villa Monga” e all’Ospedale “Sacro Cuore” di Negrar.
I programmi completi, nonché dettagli su tutti i concerti di fine anno del Conservatorio, possono essere reperiti qui.


Acchiappare la pausa, e tenersela stretta

maggio 21, 2007

xilo.jpgOggi si lavora ancora sul tempo.
Lorenza ci fa capire, con l’aiuto dei suoni, che dobbiamo imparare a riconoscere i nostri tempi interiori e rispettarli.
E allora alternanza di colpi sugli strumenti e poi silenzi della stessa durata; tirar fuori e guardarsi dentro; stare con gli altri e con sé stessi; condividere e tenere.
Capire – insomma – che quando ci si imbatte in un tempo di pausa bisogna accoglierlo, riempirlo di niente o dei propri pensieri, senza lasciarsi prendere , come  avviene quasi sempre, dall’angosciante urgenza che ci fa dire: “e adesso cosa faccio?”.
Stare fermi non è una colpa, non si può partire se prima non si è in sosta.
E un po’ alla volta, prova e riprova, alla fine tutti riusciamo a rispettare i tempi e le alternanze, tutti insieme quando si suona o si canta (magari a bocca chiusa) e ognuno con sé quando ci si sospende. Assieme agli altri, ma ben presenti a se stessi.
Sono sicuro che questi esercizi/divertimento lasceranno un segno, e si vedrà più avanti.
Un po’ di tensione (inevitabile quando si cerca di far bene le cose) s’è creata e l’invito a cantare tutti insieme “Nel blu…” viene accolto con tale entusiasmo che ognuno ci mette vigore liberatorio, e “mi dipingevo la faccia di blu” esce dalla stanza e se ne va in corsia, nell’atrio, e forse lo sentono fino al bar.
E il nostro ragazzino, contento, fa la ola con le braccia in alto e pensa alla finale del Milan di mercoledì prossimo.


Quasi una prova…

maggio 14, 2007

prova.pngQuasi una prova… un messaggio per verificare il corretto funzionamento di questo stumento virtuale… ma quasi come una prova anche l’incontro di oggi.
Sì, una prova di “musici” che stanno scoprendo che è possibile partecipare all’evento sonoro, e che con uno sforzo minimo l’effetto “banda” è garantito! Ogni volta mi stupisco di quanto una semplice traccia creativa che sfrutta elementi semplici della musica (primo tra tutti il ritmo) riesca a far “cambiare” (magari solo per poco) in modo evidente (tutti lo vedono) un gruppo di persone che per mille motivi non “possono” normalmente usufruire di questa grande meraviglia che è il “fare musica”.
Come chiamiamo questo “cambiare”? A cosa serve questo “cambiare”? A chi serve questo “cambiare”?
Invito chiunque abbia voglia di dare una risposta ad usare questo spazio ma soprattutto a venire prima in “banda” con noi.
Diciamo così: bando alle risposte senza banda!


Ci vuole il suo tempo

maggio 14, 2007

meridiana.jpgGran lavoro oggi, tutto incentrato sui concetti di lento/veloce e piano/forte, con tutte le combinazioni possibili.
Paolo ci invita a seguirlo nelle sue variazioni su un tamburo: colpi lentissimi, distanziati, poi mano a mano ravvicinati, fino alla percussione frenetica, e poi di nuovo scanditi, scivolati, quasi silenziosi; e poi forti ma sempre lenti, e deboli ma più veloci e infine forti e veloci.
I familiari seguono tutti, qualche paziente ha reazioni.
Ripetendo, capiamo che al di sotto di quel che ascoltiamo c’è un tempo diverso da quello che percepiamo, che anche durante i silenzi tra i suoni distanti c’è una scansione interna all’esecuzione e la governa. Questo permette un risultato armonico e non scomposto.
Fuori dallo stretto contesto musicale aiuta a capire come ci sono dei tempi da rispettare anche dentro di noi, indifferentemente da ciò che la vita ci propone, e ignorarli crea rotture, disarmonie, ci rende incapaci di esprimere al meglio le nostre potenzialità perché non siamo più in sintonia con noi stessi.
Lo capiamo ancora meglio quando veniamo invitati, a turno, a dirigere e dare i tempi a tutti gli altri, che poi corrisponde a saper individuare il “nostro” tempo interno e condividerlo con chi ci sta intorno.
Oggi si sono aggiunti a noi due ragazzi. Uno ha 14 anni, è ricoverato in ospedale e sta cercando di riconquistare movimenti e capacità di comunicazione e gli strumenti musicali possono aiutarlo. Ad affiancarlo per oggi è stato invitato Leonardo, che ha 13 anni ed è un volontario un po’ precoce; forse tra coetanei la comunicazione è più facile, hanno in comune la passione per il calcio e la voglia di suonare. Vedremo.
Come non bastasse, Paolo ha completato “Ma dime ti” e l’abbiamo provata per intero. Questo il testo e quanto prima pubblicheremo anche il breve spartito.

Ma dime ti
se alla me età
con quel che go’
go’ da sonar

Rit.:
Furia de dai
calcosa vien
n’avaria mai dito
che sonè ben.

Ghe n’eto altre
da farme far,
co’ sto strumento
‘sa go da far?

Rit…

Te ghe un bel dir
de no sbaiar,
mi adeso provo
ma no criar

Rit…

Guardame a mi
no a to cusin
che mi son qua
e lu l’è là

Rit…


L’arpa celtica, i veli colorati e il kantele

maggio 7, 2007

kantele.jpgOggi c’è solo Lorenza, ma non è da sola.
Ha portato la sua arpa celtica e ci invita ad ascoltarla lasciando andare i pensieri. E’ come il cinematografo: cieli con le nuvole che si inseguono, corse nei boschi, scogliere alte. Insomma tutto quello che uno strumento così evoca, qui in questa strana stanza di sconforti e allegrie.
Poi ci dà dei veli colorati, ci invita a disegnare l’aria con questi colori, ad alzarci e muoverci assieme.
Qualcuno lo fa, io ho solo voglia di tracciare spirali nell’aria.
Poi la magia. Tira fuori uno strumento mai visto, la cassa armonica piatta, la forma di un grande orecchio, un virgolone sonoro.
E’ il kantele, strumento finlandese. E’ accordato in modo tale che comunque si facciano vibrare le sue corde il suono che ne viene fuori è sempre armonioso e piacevole.
Invita ognuno di noi a suonarlo come ci viene, e lei si aggiunge con l’arpa: il risultato è strabiliante, commovente.
Sonorità nordiche, sfumature orientali, è un lento susseguirsi di note calde, calme, confortevoli.
E siamo noi a farlo. Nessuno avrebbe mai pensato, qualche settimana fa, di potere per qualche minuto suonare assieme a una professionista e tirar fuori anche qualcosa di gradevole.
La prossima volta quasi quasi mi porto dietro l’abito scuro…
Perfino il dottore è sceso nel virtuale golfo mistico e si è prodotto in acconci arpeggi. Sembrava l’intervallo della rai di una volta.
E alla fine un bel pezzo molto sostenuto per arpa e percussioni varie. Non eravamo come Mike Oldfield, però ci mancava poco.
Grazie, Lorenza.