La custodia del violoncello, i blues e Le Cygne

giugno 25, 2007

cigno1.jpgPetra oggi ha portato il suo violoncello.
Solo un attimo, ma nel vedere quella grossa custodia (adesso in tessuto e non più in cuoio o fibra come una volta) mi si sono presentate immediate alla mente le pagine in cui Milton Mezzrow (Ecco i blues), clarinettista attivo negli anni di Chicago, racconta di come queste enormi custodie venissero usate per trasportare bottiglie di whisky negli anni del proibizionismo.
Solo un attimo, poi appena Petra ha accordato lo strumento e fatto scorrere l’archetto sulle corde, è subentrata un’atmosfera di profonda tranquillità, facilitata da Le Cygne di Sant Saens eseguito ad esclusivo beneficio dei pochissimi presenti prima di iniziare la sessione (ma poi ripetuto alla fine per tutti).
Poi la sala si è affollata, dando luogo a due turni foltissimi di pazienti e familiari, ai quali si sono aggiunti due seminaristi, scatenati alle percussioni – Davide e Stefano – e Flavia, che qui sta svolgendo il servizio civile.
Il violoncello anziché intimorire, col suo suono austero e profondo, ha offerto una inaspettata opportunità ai presenti di confrontarsi con un nuove sonorità, ben testimoniata dall’allegra esecuzione di On the go!, un brano scandito e pieno di energia.
E’ perfettamente percepibile la soddisfazione dei presenti nel rivelarsi capaci di integrarsi – seppure con prestazioni minime – con musicisti di provata esperienza, ottenendo risultati apprezzabili; tanto che, per scherzo ma mica tanto, ogni tanto ritorna la proposta di prodursi pubblicamente.
Ma ancora più percepibile, per chi osserva con sguardo non totalmente coinvolto, è la contentezza che esprimono questi familiari nel fare assieme qualcosa di creativo e divertente, qualcosa di profondamente diverso da quello che insieme fanno tutto il giorno – e tutti i giorni – assistendo le persone qui accolte.
Ecco perché è meglio definire questi incontri occasioni di benessere, più che musicoterapia.


Insieme o da soli, con la mente in altri posti

giugno 18, 2007

frattale1.pngOggi Paolo con l’aiuto di Petra ha condotto i gruppi alla riscoperta dei canti appresi nei mesi precedenti. In alcuni il ricordo riaffiora con una
certa facilità, in altri meno: alla fine si riesce a ricostruire tutte le parole che la più diligente annota e promette di distribuire a tutti la
prossima volta.
Si passa poi all’accompagnamento delle canzoni con diversi strumenti: prima impariamo bene il ritmo, poi seguiamo attentamente le
istruzioni di Paolo che fa suonare ora l’orchestra ora la solista Petra.
Nell’ora successiva il gruppo vive due momenti particolari: quando M. suona minuscoli pezzi da solista con un entusiasmo notevole e produce degli
scherzosi “vuoti” quando tutti si attendono un assolo ed ancora quando una signora, invitata da Paolo a suonare il kantele, si immerge talmente nella
musica da non accorgersi che il maestro non l’accompana più con la chitarra,stupito dal coinvolgimento profondo e dall’innaturale silenzio che si è creato.
L’atmosfera è carica, piacevole, si sfora perfino.


Lorenza, Petra e Valentina: c’è movimento di donne

giugno 11, 2007

Oggi due nuovi arrivi.
Lorenza ha finito il suo tirocinio e le mandiamo un saluto con amicizia; più avanti ci rivedremo sicuramente per fare insieme cose nuove.
La nuova allieva è Petra, di origini rumene ma da 22 anni a Verona; suona il violoncello e prima o poi lo porterà anche qui. Paolo ci fa sapere che è figlia d’arte e a suo tempo è stata una bambina prodigio. E’ molto coinvolta da questa esperienza e siamo sicuri che qui si troverà bene.
L’altra new entry è Valentina, 9 anni, che non sopportava l’idea che il fratello Leonardo partecipasse a questi incontri e lei no.
Sono due piccoli volontari sulla cui presenza si è scommesso (un po’ rischiando) mettendo sulla bilancia da una parte un loro possibile disagio e dall’altra i vantaggi derivanti dalla rottura di schemi che la loro presenza poteva provocare. Ora sappiamo che hanno prevalso i vantaggi: non hanno nessun problema (e nemmeno i familiari dei pazienti) e sono contenti di fare musica in questo contesto. La loro presenza, poi, è vissuta con entusiasmo da M., un ragazzo di 14 anni, il cui iter riabilitativo in ospedale è purtroppo caratterizzato dal rapporto esclusivo con adulti.
Distribuiti gli strumenti, Paolo propone una sequenza di percussioni (noi) e note (Petra), che cambia continuamente: una nota, tre colpi; 2-2, 1-1-1-1, e via con una chiusura sempre affidata ai ragazzi: M. le piccole canne, Leo il bastone della pioggia e un colpo finale su un piatto vibrato da Valentina, che però la prima volta prende con troppo impegno il suo incarico e vibra un colpo che fa saltare tutto il reparto. Qualcuno sobbalza, un altro si spaventa quasi, ma finiamo tutti col ridere dell’accaduto.
Non manca una nuova canzone, che va ad alimentare una produzione ormai settimanale.
Intanto il testo, e più in là avremo anche lo spartito.

Nella vita che fatica, che fatica che si fa

(rit)
Nella vita che fatica,
che fatica che si fa,
ma a me mi piace uguale
la la la la la la la

(strofa)
Tutt’insieme
con la voce
la la la la la la la

Tutt’insieme
con le mani

(battere le mani)

Tutt’insieme
con i piedi

(battere i piedi)

………………

e così via inventando: battendosi le gambe, muovendo la testa, fischiando…

E’ molto trascinante e coinvolgente, e quando il ritmo viene un po’ spinto libera energia.
Alla fine, una performance per capire come stare assieme: tutti a suonare su uno xilofono, ognuno una nota e alternarsi senza sovrapporsi. Paolo con la tastiera detta il tempo.
L’avvio è un po’ inceppato, ma poi va tutto bene e S. apre e chiude la mano seguendo il tempo.


Tamburi, xilofoni e peperoni

giugno 5, 2007

clownstrum.jpgQuando si discuteva sulla possibilità di realizzare con gli amici del Conservatorio gli incontri di musica, non è che le idee fossero molto chiare.
Quando si prospettava la possibilità di far suonare i pazienti o i loro familiari, ad esempio, non si capiva come ciò fosse possibile, dato per certo che forse solo qualcuno di loro sapesse suonare qualcosa.
Poi, mano a mano che gli incontri si succedono, si capisce che la cosa è possibile, anzi viene naturale. Il fatto è che quando si pensa a strumenti musicali si hanno sempre in mente quelli classici, dai quali non si riescono a tirar fuori suoni apprezzabili se non con un minimo di studio o esercizio.
Qui invece hanno fatto la loro comparsa strumenti inusitati, che a sfiorarli o percuoterli ti offrono suoni gradevoli, quali che siano le combinazioni di corde o tasti provate.
Così accade che chi ha difficoltà a stendere un braccio, o (più spesso) è pigro nel farlo, a vedere questi strumenti lo fa volentieri, nel tentativo di raggiungerlo e estrarne un suono, allungando quel braccio che non vuol saperne, articolando la mano. Certo, c’è sforzo, tensione, ma alla fine ci si riesce e ci si apre al sorriso. Poi magari le difficoltà ritornano, ma “quel” momento c’è stato e forse potrà tornare.
Tutto questo fa pensare a quanto sia facile trovare intorno a noi oggetti capaci di darci un suono, volendo anche di combinarsi tra loro e creare piccole armonie o quantomeno sequenze di suoni non sgradevoli.
Un aiuto a comprendere meglio questo concetto ci viene dalla “Vegetable orchestra“, della quale vi proponiamo un breve video.
Godetevelo, è puro divertimento.