Calendar girls

dicembre 3, 2008

Regia: Nigel Cole
Cast: John Alderton, Annette Crosbie, Linda Bassett, Julie Walters, Helen Mirren, Ciarán Hinds. Gran Bretagna, 2003.

calendargirls1Nigel Cole torna alla commedia dopo “L’erba di Grace” e si ispira ad una storia vera. Nel 1999, allo scopo di raccogliere fondi per l’ospedale nel quale il marito di una di loro era morto di cancro, un gruppo di signore del Rylstone & District Women’s Institute dello Yorkshire decisero di realizzare un originalissimo calendario per il quale posarono nude.
L’idea di trasformare la realtà in finzione costituiva però altrettanto un rischio, perché il tema riporta immediatamente alla mente l’intramontabile Full Monty.
Ma la scommessa raccolta dal regista inglese a conti fatti sembra essere stata vinta.
Interpretato con brio da uno straordinario cast over 50, in cui spiccano le fantasmagoriche Helen Mirren e Julie Walters, il film racconta le vicissitudini che le otto signore devono affrontare per portare a termine l’impresa, tentando di convincere non solo i propri mariti, ma anche e soprattutto le altolocate direttrici della casa madre londinese del Women’s Institute. Ispirate dalla perdita di un uomo che paragona le donne di mezz’età a dei girasoli, queste originali Ladies britanniche rinunciano a fare marmellate e si ‘svestono’ di ogni pudore per poi nascondersi ‘ad arte’ proprio dietro i dolci e le composizioni floreali della loro vita quotidiana. E il successo è immediato.
Persino Hollywood non resta indifferente al trionfo e le invita ad esplorare nuove possibilità oltreoceano.
L’idea del film viene proprio dalla mecca del cinema: dopo quasi un milione di copie vendute del calendario 2000 il progetto prende vita quasi da solo.
Ma il film di Cole non è solo divertimento: tra le pieghe della ‘british comedy’ si nasconde anche una vena malinconica che vorrebbe far tornare lo spettatore alla realtà della vita vera. Quella che ha spinto le donne del piccolo paese nello Yorkshire a puntare l’obiettivo della macchina fotografica su di sé.
Sebbene poi tutta la parte ‘hollywoodiana’ risulti quasi una minestra riscaldata, priva com’è della verve della prima parte, il film è indubbiamente un operina piacevole e distensiva, in cui si ride e ci si commuove anche, oltre al fatto che ci regala la rara possibilità di vedere insieme un gruppo di fantastiche attrici che l’età ha reso ancor più straordinarie ed affascinanti.

Valeria Chiari
da: filmup.leonardo.it


La ragazza con l’orecchino di perla

novembre 6, 2008

(Girl with a pearl earring), 2003
Regia: Peter Webber
Cast: Scarlett Johansson, Colin Firth, Tom Wilkinson
Dal romanzo di Tracy Chevalier.

rag_oreccAncora una volta la letteratura ispira il cinema e, nel caso dell’ormai celebre romanzo dell’americana Tracy Chevalier persino prima della pubblicazione.
L’immaginaria storia romantica e soave della pura e silenziosa tenerezza tra il pittore Jan Vermeer e la servetta Griet, ha fatto ormai il giro del mondo realizzando uno straordinario numero di vendite. A due anni dalla sua pubblicazione se ne ripropone la vicenda grazie alle immagini “dipinte” – è proprio il caso di dirlo – da Peter Webber.
Il regista inglese introduce immediatamente nelle atmosfere quotidiane che l’arte olandese del XVII riproduceva con fedeltà ed intensa compenetrazione. Rasserenano subito le prime inquadrature della paziente e lenta preparazione delle verdure di Griet, nel giorno della sua partenza per Delft, per andare a servire nella casa del pittore. È il 1665, l’inverno è alle porte e la vita nella casa dell’artista è dura e faticosa. I soli momenti di requie Griet li trova proprio nello studio quasi sospeso nel tempo, dove deve spolverare senza spostare neppure d’un millimetro gli oggetti. Il pittore olandese scopre in quella giovane silenziosa e seria, la sola persona della casa a comprendere i segreti dell’arte della composizione e del colore, e con lei costruirà un’insolita ma intensa corrispondenza di sensi e di intelletto.
Se non fosse perché per tutta la durata del film si ha la sensazione di trovarsi all’interno dei quadri del Maestro di Delft, il film sarebbe abbastanza noioso. In fondo la storia è quasi impercettibile, e se nel libro le parole riuscivano in qualche modo a sostenerne la mancanza, l’adattamento cinematografico ne mostra con maggior evidenza l’inesistenza. Oltre ad aver scelto un’interprete davvero straordinaria in Scarlett Johansson, che i silenzi della protagonista riesce a trasformare in dialoghi sommessi, Peter Webber gioca a ricostruire le opere degli artisti di quell’epoca definita l’Età dell’Oro dell’Olanda, lasciando che la luce delle candele o quella del giorno che i vetri piombati delle finestre lasciano entrare, si muova liberamente nascondendo o rivelando dolcemente gli interni ammobiliati con semplicità e le figure che vi si avvicendano.
Purtroppo non c’è altro, oltre alla composizione e alla luce sostenuta dalla fotografia di Eduardo Serra, al volto eloquente ed incisivo della Johansson e alla musica composta dal francese Alexandre Desplat, tutti elementi che però non riescono a rendere sufficientemente appassionante la pellicola.

Valeria Chiari
da: http://www.leonardo.it/


Si riprende con un matrimonio indiano

ottobre 29, 2008

La ripresa delle attività sta registrando qualche ritardo.
L’animazione musicale riprenderà a novembre, ma abbiamo trovato modo di rendere attivo un altro pomeriggio nella settimana – il mercoledì – che è dedicato alla proiezione di film.
Abbiamo iniziato con un film della regista indiana Mira Nair, molto gradito, che ci ha condotti in tradizioni e atmosfere di paesi lontani da noi, per scoprire che in fondo sono molte le cose che ci accomunano.

Matrimonio Indiano (Monsoon Wedding)
Cast: Naseeruddin Shah, Lillete Dubey, Shefali Shetty, Vijay Raaz, Tilotama Shome, Vasundhara Das, Parvin Dabas, Kulbhushan Kharbanda, Kamini Khanna, Rajat Kapoor
Regia: Mira Nair
Sceneggiatura: Sabrina Dhawan

La storia ruota attorno al matrimonio della figlia maggiore e da essa si dipanano vicende parallele e convergenti degli altri membri di questa numerosa e chiassosa famiglia.
Con un taglio da commedia romantica, Mira Nair descrive con mano significativa e una vaga vena poetica i dubbi sentimentali della giovane futura sposa, i disagi del padre (il bravissimo attore indiano Naseruddin Shah, un mito nel suo paese) alle prese con i preparativi per la festa, le ansie della madre, i problemi esistenziali della cugina alle prese con un passato che alla fine del film esploderà dirompente scardinando i solidissimi vincoli famigliari.
In quella che potrebbe sembrare una trama da soap opera di serie B, la regista indiana rivela tutta la sua maestria nell’innestare spunti di riflessione che vanno al di là dei comuni disagi adolescenziali o delle ansie della mezza età. Senza sussulti che compromettano il flusso narrativo, Mira Nair ci descrive un India ricca di contraddizioni. Ad un paese dove si gioca a golf e dove anche le cameriere sanno come si spedisce un e-mail, fa da contraltare un paese dove il black-out energetico è sempre dietro l’angolo e dove la censura è ancora una istituzione con la “I” maiuscola. Tipiche contraddizioni di uno dei paesi del mondo con uno sviluppo acceleratissimo e quindi, per forza di cose, distorto.
Ma “Monsoon Wedding” è soprattutto un film sui sentimenti fra i quali spicca fortissimo e prorompente l’amore della Nair per la sua terra, rappresentato dalle suggestive riprese della città al tramonto commentate solo dalla musica, prive di quell’abbondanza di parole che riempiono le altre scene con i suoi vivaci e coloriti personaggi; l’amore per i suoi connazionali descritto con le rumorose feste e con le sfrenate danze dai ritmi suadenti e coinvolgenti; l’amore per il suo popolo raffigurato nel masti “l’intossicante gusto per la vita” della gente indiana, dipinto in un trionfo di colori, rosso, arancio, giallo, che inebriano lo spettatore rendendo più che piacevole i 120 minuti della visione.

da: http://filmup.leonardo.it/