Peccato

aprile 30, 2007

Questa me la son persa, ce la racconterà qualcun altro.

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Non basta l’orecchio, ci vuole ordine e disciplina

aprile 30, 2007

Il vuoto del 30 aprile viene colmato da Lorenza, che ha fatto perfenire questi suoi appunti.
La prossima volta scriverà lei direttamente.

La prima parte del pomeriggio è stata dedicata all’acquisizione del concetto di “pausa”; imparare a rispettare la “pausa” musicale, può senza dubbio aiutare a conoscere e rispettare i ritmi vitali particolari di chi sta vivendo una situazione di sofferenza e “prigionia” nel proprio corpo.
Sotto la direzione di Paolo, armati di tamburi e maracas, divisi in due gruppi, ci siamo alternati nelle varie proposte ritmiche del capo, cercando di rispettare i turni. Non è stata un’impresa facile: si tende a non smettere mai di suonare…
Nella seconda parte del pomeriggio Paolo ha presentato due nuovi strumenti: una lira e una kalimba, nuovi suoni da scoprire e condividere. Abbiamo provato tutti a suonarli, invitati però da Paolo a cercare di seguire e rispettare, nel limite del possibile, il ritmo respiratorio e non  lasciarsi trascinare dalla bramosia concertistica… (io sono stata bacchettata – uffa!).
Per terminare la giornata abbiamo cantato tutti insieme la nostra canzone “Ecco la musica perfetta”.


Ma dime ti…

aprile 23, 2007

maracas.jpgSi parte con un veloce ripasso de “La musica perfetta”, ma è solo per riscaldare ugole e mani perché subito dopo Paolo ci propone una nuova canzone, stavolta in dialetto, dall’andatura vagamente somigliante a “Lo shampoo” di Gaber.
E via a una serie di performances di varia abilità: tutti a cantare, ma prima accompagnano quelli di destra, poi quelli di sinistra, per finire tutti insieme.
E aggiungere effetti, e metterci impegno, e cambiare strumento.
Siamo invitati anche a produrci in prestazioni a bocca chiusa, in bilico tra un “hom” e il coro della Butterfly. L’esito non sarà ricordato da nessuno, temo.
Tornando alla canzone, succede che preso dall’entusiasmo e tradito dalla presunzione derivante da un passato (troppo passato) di aspirante batterista , sbaglio disastrosamente tempo e mi trovo a battere forsennatamente su un bruco di legno quando gli altri hanno già finito. Sono talmente sfasato che nessuno può far finta di non essersene accorto; diciamo che l’ho fatto perché non si raggiungesse troppo presto la perfezione.
Scherzi a parte, è percepibile la soddisfazione di tutti di scoprire che si può cantare e emettere suoni all’unisono, stare bene insieme, in una situazione che è segnata spesso dalla solitudine.
Questa cosa sta cominciando a funzionare.

Ma dime ti…

Ma dime ti
se ‘à la mia età
con quel che gò,
gò da sonar
Ghe n’eto altre
da farme far
co’ ‘sto strumento
‘sa gò da far?


La musica perfetta

aprile 16, 2007

oceandrum.jpgOggi c’è attesa, dopo il primo incontro e aver saltato il lunedì dell’Angelo.
E allora via con una distribuzione generosa di strumenti di ogni genere: tamburi, bonghi, sfere, ovetti, maracas.
Suscita curiosità e riverente approccio l’ocean drum, un similtamburo largo e basso, con la su perfice trasparente, attraverso la quale si può osservare un bel paesaggio e una miriade di sferette. Facendolo andare, ondeggiare, oscillare, piegare, lentamente, più forte, poi piano, ognuno può crearsi la sua risacca personale e cullarsi. E’ molto bello e viene apprezzato come merita.
Si sottolinea come suonando si entri in una dimensione diversa del tempo, ci si sposti in un altrove evocato dai suoni e il respiro e il corpo si adeguano e si modificano. Veniamo invitati a sintonizzare il respiro col suono.
Intenso, ma non basta. Paolo ci propone una breve canzone, “La musica perfetta”, composta per la circostanza, e verso dopo verso la eseguiamo dandoci il tempo con i nostri strumenti.
L’effetto non è un granché (però si può sempre migliorare), ma si avverte un diffuso senso di liberazione, probabilmente dovuto al canto e ai colpi sugli strumenti.
Si finisce così e ci si saluta con la voglia di riverderci presto.

La musica perfetta

Ecco la musica perfetta
questa s’impara molto in fretta
nella memoria resta impressa:
fa co-sì.

(ad libitum)


Finalmente si comincia

aprile 2, 2007

Per me è la prima volta.
I musicoterapeuti sono due: Paolo lo consoco già, con lui abbiamo organizzato il tutto; Lorenza la vedo per la prima volta.
Anche i gruppi sono due, tre quarti d’ora per ognuno, e si avvia la conoscenza.
Per rompere il ghiaccio, ma anche per cominciare a comporre un quadro, ci diciamo delle preferenze musicali, quelle dei pazienti elencate dai familiari, e quelle di essi stessi.
E’ un catalogo, e sorprende un po’ apprendere che nei gusti convivano Vasco e la classica, Ramazzotti e il Danubio di Straus, Elvis e Beethoven, latino liscio e lirica, classica e jazz; e poi, in ordine sparso: il liscio, Baglioni, la disco dance, il violino, Battisti e le sinfonie. Non mancano i fan dei cori e dei canti liturgici.
Per un assaggio e per far comprendere subito che ognuno può evocare suoni e sensazioni, ci vengono dati da provare strumenti semplici e impensabili.
E per oggi può bastare.